Quanto vale davvero la mia azienda?

scritto da Matthias Baumgartner

È stato recentemente pubblicato l’elenco delle aziende con il più elevato valore al mondo: al vertice di questa classifica si colloca da anni Apple con un valore globale di 876 miliardi di euro (fonte:  http://www.faz.net/aktuell/wirtschaft/diginomics/das-sind-die-wertvollsten-unternehmen-der-welt-15364862.html)

Per le società quotate in Borsa, il procedimento è relativamente semplice: per calcolarne il valore ci si affida alla capitalizzazione di mercato, moltiplicando il numero delle azioni per la loro quotazione attuale.

Ma quanto vale invece un’azienda le cui azioni non sono liberamente negoziabili sul mercato? E qual è il valore di una piccola impresa familiare?

In linea di principio si può affermare che qualunque azienda, anche di dimensioni piccolissime, è una compagine complessa e in costante movimento. Per questo, è impossibile individuarne il valore in maniera oggettiva e standardizzata.

Un’eccezione è costituita dal valore reale delle attività, calcolato sul prezzo di mercato di impianti, edifici, magazzino merci, ecc. Questo approccio può essere impiegato in caso di smembramento o liquidazione di un’azienda, ma è poco significativo in presenza di imprese attive, il cui valore intrinseco è dato dai ricavi futuri.

Per questo, i metodi più utilizzati per la valutazione di una società sono quelli che si basano sulla generazione futura di utili.

Tra i teorici regna oggi unanimità sul fatto che le valutazioni aziendali devono essere eseguite con riferimento alle contingenze: ciò significa che, nella scelta della metodologia, dev’essere tenuto conto del motivo che ha spinto a richiedere tale operazione.

Solitamente si ricorre a una valutazione quando si è in procinto di vendere o acquistare un’azienda, ma possono esserci anche circostanze diverse, come fusioni, cambi della compagine societaria, eredità, imponibili fiscali, ecc.

Oltre ai metodi di valutazione che considerano i risultati attesi, come quello basato sul reddito o del Discounted Cash Flow, spesso vengono impiegati procedimenti di mercato come quello dei multipli, che gode di vasto consenso, tra l’altro, per la sua facilità di applicazione. Ciò nonostante è bene seguire alcune regole per evitare stime errate.

Nel caso del metodo dei multipli, il valore aziendale viene individuato sulla base della quotazione di mercato individuato per analoghe società quotate in Borsa o dei prezzi pagati nell’ambito di transazioni con imprese simili (peer group). Determinante è la selezione di un gruppo paritetico adeguato; ciò nonostante può essere estremamente difficile ottenere dati significativi e utilizzabili allo scopo.

Per aggirare questa difficoltà, ci si può avvalere di diverse banche dati per ottenere i multipli specifici per un determinato settore, ricavati sulla base di un elevato numero di transazioni.

I multipli più comunemente utilizzati sono:

  • valore dell’impresa / fatturato
  • valore dell’impresa / EBITDA
  • valore dell’impresa / EBIT

Ai fini della valutazione, l’indice viene moltiplicato per il multiplo individuato, così da restituire il valore dell’azienda. Per ottenere il patrimonio netto, dal valore aziendale così ricavato dev’essere sottratto il capitale di terzi.

Una volta individuati i dati oggettivi, è possibile apportare alcuni aggiustamenti (maggiorazioni e deduzioni) legati a opportunità e rischi. Tra i primi, si contano ad esempio i premi di maggioranza a fronte di un’acquisizione superiore al 50% delle quote, mentre le deduzioni più frequenti, soprattutto per le piccole imprese, sono legate ai rischi che gravano sul titolare.

Il metodo dei multipli è ideale per calcolare in maniera relativamente semplice il valore aziendale. Per un’analisi più dettagliata, è però bene avvalersi di un metodo basato sui flussi futuri (ad es. DCF).

 

Qualora desideriate conoscere il valore della vostra azienda, saremo lieti di fornirvi la nostra consulenza.

 

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