La strategia è tutto, senza strategia tutto è niente…

scritto da Martin Kreil

Il presupposto di questo mio management memo è il riconoscimento del significato di una strategia. Ciò nonostante, nella quotidianità, noto quanto l’inserimento di una strategia sia per le aziende una grande sfida. Ecco la mia spiegazione: le decisioni strategiche implicano il coraggio della focalizzazione (non prendere attivamente in considerazione le opportunità). Pertanto, il mio contributo vuole essere un’“arringa” sul coraggio delle decisioni strategiche e sullo sviluppo di una visione lungimirante.

“93 percent of all companies that ultimately become successful had to abandon their original strategy – because the original plan proved not to be viable”. (Clayton Christensen*)

In qualità di consulente aziendale, ho sempre la possibilità di seguire i miei clienti per lunghi periodi, di vivere in prima persona lo sviluppo delle aziende in momenti diversi. Delineare un’idea chiara sul significato del futuro in un’impresa e sulla possibilità di affrontarlo con successo è proprio il compito della strategia che, per tale ragione, deve rimanere sempre uno strumento dinamico: ciò però non significa “botte piena e moglie ubriaca”, così come neppure la rinuncia perché, tanto, deve essere continuamente aggiornata.

Quali sono, dunque, i capisaldi di una strategia aziendale funzionante, dovendo rappresentare stabilità nel mutamento? Per me sono e restano l’orientamento al cliente e gli inconfondibili vantaggi competitivi. Se in azienda si avverte che l’uno o l’altro iniziano a perdere di valore o a traballare, è il segnale determinante per lo sviluppo di una strategia.

La cosa migliore e, dunque, consigliabile è per me una rivisitazione periodica della strategia, al fine di agire il più tempestivamente possibile, anziché dover reagire (= 1a fase della gestione delle “crisi strategiche”).

Nella citazione di Christensen, il termine “abandon” fa chiaramente riferimento all’abbandono dell’inefficace strategia originaria. Sono tuttavia più d’accordo con Esch**, che persegue una capacità di sviluppo delle strategie aziendali, a determinate condizioni.

Uno di questi, su cui puntiamo sempre noi di ROI TEAM CONSULTANT, sono i punti di forza dell’impresa (del passato, naturalmente) che, se continuano a essere idonei nel futuro, suscitando nei target evidenti emozioni, consentono lo sviluppo di canoni efficaci. In caso contrario, vanno individuati punti di forza completamente nuovi.

Un ulteriore presupposto è la capacità di delineare le priorità e focalizzarsi su di esse. Come sappiamo dalle ricerche sul cervello, l’uomo senza una routine sovraffaticherebbe costantemente i centri decisionali: allo stesso modo, i collaboratori di un’azienda possono guardare al futuro solo se hanno chiara la posizione di A, B e C nella scala dei valori.

E non ultimo, tutte le persone coinvolte devono sottostare a una notevole dose di disciplina, i responsabili delle decisioni in primis. Solo persone disciplinate con schemi mentali disciplinati possono agire in modo disciplinato. Questa necessaria perseveranza conduce al successo. Perché tutto ciò? La mia esperienza mi dimostra che oltre il 50% delle decisioni strategiche non viene messo in atto in maniera adeguata, tanto che la mediocrità dei successi viene liquidata come la conseguenza di una strategia lacunosa e scorretta, che ne esige lo sviluppo di una nuova, la rielaborazione di quella esistente, ecc.!

A Steve Jobs (co-fondatore e CEO di Apple) è attribuita la seguente citazione: “I’m convinced that about half of what separates the successful entrepreneurs from the non-successful ones is pure perseverance”.

 

Di questo ne sono convinto!

 

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