I numeri di riferimento di un’impresa

Scritto da  Horst Völser
I numeri di riferimento di un’impresa

Le aziende che fanno registrare risultati positivi nel lungo periodo conseguono profitti, raggiungendo gli obiettivi che si erano prefisse. 

Per farlo, tali scopi devono essere pianificati in modo “misurabile”. Avere successo nel lungo periodo implica la conoscenza di una serie di cifre di riferimento che sono essenziali per un’azienda. Molte imprese agiscono d’istinto, spesso anche correttamente, ma conoscere i numeri aziendali è essenziale per prendere delle decisioni: solo se si dispone delle necessarie informazioni sulla propria attività, è possibile riconoscere tempestivamente i rischi e sfruttare le opportunità.

Di seguito, vi illustreremo alcune cifre dal nostro punto di vista fondamentali.

Percentuale di capitale proprio:
il capitale proprio è a disposizione dell’azienda ed è determinante per la sua stabilità finanziaria. Una quota elevata consente autonomia finanziaria e crea stabilità economica. Dividendo il capitale sociale per il capitale complessivo e moltiplicando il risultato per 100, si ottiene la quota di capitale proprio, che dovrebbe attestarsi oltre il 25%, e preferibilmente, oltre il 30%.
 

Grado di copertura degli investimenti:
di base, viene operata una distinzione tra grado di copertura A e B. Il primo indica quanto capitale immobilizzato è finanziato con capitale proprio, mentre il secondo quanto capitale immobilizzato è finanziato a lungo termine. Valori superiori al 100% dimostrano che, in un’ottica di lungo periodo, il patrimonio vincolato è coperto da capitale con medesima scadenza. Questo è l’obiettivo che deve essere conseguito.


Cash-flow:
indica la capacità di un’azienda di generare liquidità. Con il cosiddetto flusso di cassa, è possibile riconoscere quali risorse sono disponibili per investimenti, estinzioni di debiti e ripartizione degli utili. Il cash flow indica quali eccedenze (entrate dedotte le uscite) sono state conseguite con le proprie forze in un determinato periodo.


Remunerazione del capitale proprio: questa cifra indica quanto redditizio è il capitale sociale di un’azienda. Il cosiddetto ROE (return on equity) è il parametro forse più importante per gli investitori e indica quali interessi questi possono aspettarsi a fronte del rischio assunto. Il ROE viene calcolato dal rapporto tra utili e capitale proprio impiegato e dovrebbe essere tanto più elevato, quanto più l’impresa si espone a dei “rischi”. A fronte di una remunerazione ridotta, l’investitore cercherà un’alternativa.


Scadenza dei crediti:
i crediti figurano nel patrimonio circolante e sono riportati nell’attivo di bilancio. Questo riferimento indica quanto il cliente attende prima di saldare le fatture aperte. Un obiettivo inferiore ai 30 giorni sarebbe auspicabile, ma spesso, purtroppo, illusorio. Le scadenze di 90 o più giorni vincolano una liquidità tale da portare l’impresa in sofferenza. Più i pagamenti vengono ritardati, maggiore sarà il rischio d’insolvenza. I mancati pagamenti possono minacciare l’esistenza dell’impresa stessa ed ecco perché una decorrenza più breve dei termini e un rigido sistema di solleciti sono un MUST irrinunciabile per un’azienda di successo!


Quota del costo del materiale / costo delle vendite:
questo parametro indica quanto materiale è necessario in rapporto al fatturato. Se la spesa aumenta o è necessario più materiale o il prezzo di quest’ultimo è aumentato, il margine di copertura si riduce e, con esso, i profitti.


Tangente del costo del personale:
questa cifra indica quanto il costo del personale incide in percentuale sul fatturato e si calcola sommando stipendi, salari e oneri sociali. Una diminuzione di questa quota significa che l’azienda è riuscita a incrementare la redditività, in quanto l’aumento del volume d’affari è più elevato di quello del costo del personale.


Margine di esercizio (ROS / return on sales):
la percentuale di utili sul giro d’affari esprime la redditività aziendale, indicando quale percentuale del fatturato permane come ricavo, e si ottiene dal rapporto tra risultati operativi e ricavi netti.


Grado di indebitamento:
questo valore indica il grado di indebitamento di un’impresa, ovvero quante delle risorse impiegate sono finanziate con capitale di terzi. Un indebitamento leggermente crescente non è necessariamente negativo e deve essere sempre rapportato al capitale proprio e allo scopo del finanziamento. Se un’azienda incrementa il capitale per finanziare dei progetti, il cui rendimento si attesta sopra gli interessi sul capitale di prestito, allora la situazione è da valutarsi positivamente.


ROI:
l’acronimo “Return on Investment” misura l’utile in rapporto alla somma degli investimenti e viene calcolato moltiplicando il profitto sul fatturato con la rotazione di capitale. Il ROI viene spesso identificato con il rendimento delle attività totali, sebbene questo venga calcolato diversamente e indichi il rapporto tra il capitale impiegato e il reddito di capitale (utile ante imposte più interessi). Entrambe le cifre sono importanti e s’integrano a vicenda.


Il risultato ante oneri finanziari (EBIT: earnings before interest and taxes)
viene anche definito come “utile prima dell’applicazione di interessi e imposte” ed esprime il reddito che un’impresa è in grado di generare prima della remunerazione del capitale. Si tratta di uno dei parametri “cardine” per gli investitori, che possono così valutare il rendimento di un investimento.


EBITDA (margine operativo lordo)
è uno degli indicatori di liquidità più importanti e indica la capacità di un’impresa di generare liquidità e quindi di estinguere i debiti, effettuare investimenti e distribuire profitti.

 

 

 
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